Paolo Guglielmoni
by Gianandrea GiacomaApril 29, 2008, 9:07 am
L’ottavo intervento sarà di Paolo Guglielmoni.
Paolo dopo la laurea in filosofia presso l’Università Cattolica di Milano diventa Scholar in Philosophy presso l’Università di York e soprattutto presso l’Università di Cambridge. Nel dipartimento di filosofia del King’s College vede come oltremanica coniugano internet e cultura. È il colpo di fulmine. Tornato in Italia decide di entrare nel reparto creativo di Leo Burnett Italia, dove tuttora sono ricoverato con la diagnosi di Creative Supervisor. Si dà al multitasking intellettuale: lavora in Leo Burnett Londra, a Los Angeles, a Berlino, a CapeTown. Pubblica introduzioni a opere filosofiche per Bompiani e saggi su tematiche underground, poi scrive un cortometraggio per SkyCinemaAutore e si mette a studiare e praticare Yoga. Mai domo, nel mentre che pratica, come dice lui “il suo sport preferito, l’insoddisfazione” incontra Gloria, sua moglie e madre di suo figlio Gioele.
Titolo dell’intervento:
La Cultura come virus
Il virus agisce con la dinamica del contagio.
Il marketing ne ha preso spunto per battezzare “virale” quel singolare passa parola che si crea di fronte ad un’idea potente.
Del viral marketing la divulgazione culturale e la cosiddetta “accademia” hanno solo cambiato il nome, mutandolo in “meme”, sulla scorta di Richard Dawkins.
Quello che auspico è che la cultura accademica, oltre al nome, ne assimili pure la dinamica di funzionamento e le tecniche.
In fondo, la cultura non è del tutto estranea al marketing.
Secoli fa, la Chiesa cattolica, senza sapere che si chiamasse così, inventò il marketing: utilizzò dinamiche e tecniche di “Brand Image” (basti pensare all’arte sacra medievale e della Controriforma) per rendere più efficace la propria opera di evangelizzazione.
Più recentemente, in California, Sheila Clover della Circle of Seven Productions ha coniato il termine “Book Trailer”: in pratica ha applicato il meccanismo del trailer cinematografico al mercato editoriale, con ottimi risultati. In Italia il book trailer ha attecchito, e alcuni editori già lo utilizzano su youtube. Il contagio è in atto?























