Bonaria Biancu
by Gianandrea GiacomaApril 24, 2008, 3:33 pm
Il quinto intervento sarà di Bonaria Biancu.
Dopo la laurea in filosofia, si è formata professionalmente in agenzie di Web design e in aziende di ambito editoriale. Dal 2003 lavora nelle biblioteche, occupandosi di tecnologie Web, risorse elettroniche, archivi aperti. La sue attuali mansioni, nella Biblioteca dell’Università di Milano-Bicocca, sono legate alla gestione delle risorse elettroniche e della presenza online della Biblioteca.
Nel febbraio 2006 crea “The Geek Librarian”, un blog di argomenti biblioteconomici e tecnologici, punto di incontro di bibliotecari, informatici, ricercatori, giornalisti e semplici appassionati.
Tiene corsi su Web 2.0, Library 2.0 e metadati per le risorse digitali e ha partecipato a numerosi convegni e seminari. Collabora con la rivista “Pc Professionale”, dove pubblica articoli su tematiche 2.0.
Titolo dell’intervento:
L’accesso aperto e le Università
Come restituire impatto e visibilità alla ricerca scientifica facendo al contempo risparmiare soldi alle istituzioni pubbliche.
L’Open Access è un movimento internazionale volto a favorire l’accesso aperto ai prodotti della ricerca scientifica (articoli, saggi, pre-print e post-print, rapporti, tesi di dottorato etc.) attraverso la costituzione di depositi istituzionali e disciplinari. Basato su solidi protocolli tecnici improntati all’interoperabilità e al riutilizzo delle informazioni, l’Open Access si impone come uno dei temi più importanti del dibattito scientifico, capace di incidere profondamente a livello politico, culturale e sociale. Sulla scia della Dichiarazione di Berlino (cui è seguita, nel nostro Paese, quella di Messina) anche le università italiane hanno cominciato a creare archivi aperti finalizzati a raccogliere la produzione intellettuale dei docenti e dei ricercatori da esse finanziati. In generale, però, l’accesso aperto non gode ancora di piena affermazione e vi è pertanto bisogno di una forte presa di coscienza degli autori e degli enti finanziatori affinché l’impatto dei prodotti della ricerca non venga limitato da logiche che nulla hanno a che fare con la produzione scientifica e l’arricchimento della conoscenza.























